■ Azuma Makoto ė l’artista botanico giapponese che ha firmato la copertina del numero primaverile di FAMO. Lo abbiamo intervistato per capire meglio cosa c’è dietro la fusione tra l’arte e la botanica. Abbiamo scoperto che un fiore non fa mai solo primavera.
La tua arte sembra radicata nella pratica giapponese del bonsai ma ancora di più in quella dell’Ikebana. Questa connessione esiste? E qual è il tuo rapporto con queste forme così antiche di arte botanica?
Non ho mai studiato nessuna delle due arti, nè sento una connessione particolare con il bonsai o l’ikebana ma ovviamente la mia non è una critica visto che sono forme culturali della tradizione giapponese. Io creo semplicemente le mie opere cercando di capire come fare a tirare fuori la bellezza e l’allure di piante e fiori e come elevarne il valore a modo mio. L’amore e il rispetto che storicamente il Giappone nutre per la natura è veramente fantastico ma la mia è una reinterpretazione moderna, completamente nuova quindi non c’è una relazione diretta. Spesso le persone rmi dicono di sentire la presenza del Giappone e di quello che rappresenta nei miei lavori ma io non ne sono necessariamente cosciente nè lo considero un elemento importante. I fiori e le piante non usano parole; in un certo senso rappresentano una bellezza e delle emozioni che sono universali per chiunque da ogni parte del mondo. Come artista che usa proprio i fiori e le piante per esprimersi desidero creare opere che riescano a far sentire alla gente l’emozione e il suono della vita che va oltre i confini, i territori, le religioni, le età e tutto il resto. In quello che faccio ci sono il mio cuore e la mia anima.
Durante il mio lavoro di ricerca tra le forme più tradizionali dell’arte giapponese mi sono imbattuta nella definizione del concetto di Wabi-Sabi, “l’arte giapponese di trovare la bellezza nell’imperfezione, la profondità nella natura, di accettare il ciclo naturale di crescita, decadimento e morte. È semplice, lenta, mai caotica e reverenziale nei confronti dell’autenticità”. Come ti rapporti a questa affascinante filosofia estetica?
Lo Wabi-Sabi è una sensazione difficile da descrivere in una parola sola. Credo che sia una sensibilità alla bellezza che ogni giapponese ha.
La maggior parte delle tue creazioni è destinata a un’esistenza breve e questo è probabilmente un elemento della loro bellezza. Qual è la differenza tra l’estetica di un fiore vivente e immerso nel suo ambiente naturale e quella di piante al servizio della creatività umana come quelle che vediamo nelle tue opere?
Credo che piante e fiori siano più belli in natura, anche perchè è quello il loro luogo originale. Non si può competere con questo e il mio infatti non è un tentativo di eccellere nè di mettermi a confronto. Attraverso il mio lavoro io aspiro a dare un nuovo valore alle piante aggiungendo le mani dell’uomo, espandendo le loro possibilità espressive, di elevarle e farle conoscere alle persone. Quindi la mia ricerca estetica ha un approccio completamente diverso da quello della natura.
Il progetto che abbiamo scelto per la copertina di FAMO mostra piante e fiori imbottigliati nel vetro. Qual è l’idea dietro, qual è il messaggio nella bottiglia.
La prima intenzione era quella di imbottigliare i fiori perchè si mostrassero in tutta la loro bellezza e infatti in acqua questi cambiano continuamente aspetto. Appassiscono, mostrano le loro venature, galleggiano e stingono colorando l’acqua. Possiamo vedere espressioni del fiore che normalemente non vediamo. Sarei estasiato se le persone accettassero il deterioramento come qualcosa di bello e naturale, se cambiassero la loro percezione di bellezza e di vitalità.
C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti far sapere ai lettori italiani?
Penso sempre a come creare nuovo significati attraverso le mie opere e ho portato i miei lavori fuori dal Giappone, in molte parti del mondo. Sono stato varie volte in Italia, per delle mostre, e spero ci siano altre occasioni per esporre i miei lavori nel vostro paese.
di Martha ter Horst
WEBSITE: Azuma Makoto