FAMO 31

FAMO Merenda a Km0

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▀ Il 4 e 5 maggio FAMO ha organizzato una merenda da gourmet firmata dal suo food editor, Andrea Gruppuso. Un po’ di show cooking creativo e tanto finger food a prova di concept: solo ricette progettate e costruite sulla base di ingredienti rigorosamente a Km0, per ricordarci che anche la cucina ha la sua base di architettura. Ecco le foto dell’evento.

Km0 architetti: website 

foto di Matteo Casilli

14/05/2013

 

 

FAMO 31

FAMO + MArteLive

MarteLive

▀ FAMO diventa partner di MArteLive.
Dal 15 al 20 ottobre 2013 la Biennale MArteLive ospiterà circa 1000 artisti di diverse discipline. Un artista a scelta tra i finalisti della sezione fotografia, musica o pittura avrà la possibilità di ottenere uno speciale su FAMO.

MArteLive, giunto alla sua XII edizione offre l’opportunità di esibirsi ed esporre le proprie opere in eventi organizzati alla presenza di critici e professionisti del settore. L’intento di promuovere il lavoro di giovani artisti è un obiettivo comune che ha motivato la nascita di una partnership con il festival, per l’edizione in arrivo.

Partecipa alle selezioni.
Per iscriverti al concorso vai su 
www.marteawards.it

 

09/05/2013

 

 

ARTE E LETTERATURA

Azuma Makoto

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Azuma Makoto ė l’artista botanico giapponese che ha firmato la copertina del numero primaverile di FAMO. Lo abbiamo intervistato per capire meglio cosa c’è dietro la fusione tra l’arte e la botanica. Abbiamo scoperto che un fiore non fa mai solo primavera.

La tua arte sembra radicata nella pratica giapponese del bonsai ma ancora di più in quella dell’Ikebana. Questa connessione esiste? E qual è il tuo rapporto con queste forme così antiche di arte botanica?
Non ho mai studiato nessuna delle due arti, nè sento una connessione particolare con il bonsai o l’ikebana ma ovviamente la mia non è una critica visto che sono forme culturali della tradizione giapponese. Io creo semplicemente le mie opere cercando di capire come fare a tirare fuori la bellezza e l’allure di piante e fiori e come elevarne il valore a modo mio. L’amore e il rispetto che storicamente il Giappone nutre per la natura è veramente fantastico ma la mia è una reinterpretazione moderna, completamente nuova quindi non c’è una relazione diretta. Spesso le persone rmi dicono di sentire la presenza del Giappone e di quello che rappresenta nei miei lavori ma io non ne sono necessariamente cosciente nè lo considero un elemento importante. I fiori e le piante non usano parole; in un certo senso rappresentano una bellezza e delle emozioni che sono universali per chiunque da ogni parte del mondo. Come artista che usa proprio i fiori e le piante per esprimersi desidero creare opere che riescano a far sentire alla gente l’emozione e il suono della vita che va oltre i confini, i territori, le religioni, le età e tutto il resto. In quello che faccio ci sono il mio cuore e la mia anima.

Durante il mio lavoro di ricerca tra le forme più tradizionali dell’arte giapponese mi sono imbattuta nella definizione del concetto di Wabi-Sabi, “l’arte giapponese di trovare la bellezza nell’imperfezione, la profondità nella natura, di accettare il ciclo naturale di crescita, decadimento e morte. È semplice, lenta, mai caotica e reverenziale nei confronti dell’autenticità”. Come ti rapporti a questa affascinante filosofia estetica?
Lo Wabi-Sabi è una sensazione difficile da descrivere in una parola sola. Credo che sia una sensibilità alla bellezza che ogni giapponese ha.

La maggior parte delle tue creazioni è destinata a un’esistenza breve e questo è probabilmente un elemento della loro bellezza. Qual è la differenza tra l’estetica di un fiore vivente e immerso nel suo ambiente naturale e quella di piante al servizio della creatività umana come quelle che vediamo nelle tue opere?
Credo che piante e fiori siano più belli in natura, anche perchè è quello il loro luogo originale. Non si può competere con questo e il mio infatti non è un tentativo di eccellere nè di mettermi a confronto. Attraverso il mio lavoro io aspiro a dare un nuovo valore alle piante aggiungendo le mani dell’uomo, espandendo le loro possibilità espressive, di elevarle e farle conoscere alle persone. Quindi la mia ricerca estetica ha un approccio completamente diverso da quello della natura.

Il progetto che abbiamo scelto per la copertina di FAMO mostra piante e fiori imbottigliati nel vetro. Qual è l’idea dietro, qual è il messaggio nella bottiglia.
La prima intenzione era quella di imbottigliare i fiori perchè si mostrassero in tutta la loro bellezza e infatti in acqua questi cambiano continuamente aspetto. Appassiscono, mostrano le loro venature, galleggiano e stingono colorando l’acqua. Possiamo vedere espressioni del fiore che normalemente non vediamo. Sarei estasiato se le persone accettassero il deterioramento come qualcosa di bello e naturale, se cambiassero la loro percezione di bellezza e di vitalità.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti far sapere ai lettori italiani?
Penso sempre a come creare nuovo significati attraverso le mie opere e ho portato i miei lavori fuori dal Giappone, in molte parti del mondo. Sono stato varie volte in Italia, per delle mostre, e spero ci siano altre occasioni per esporre i miei lavori nel vostro paese.

di Martha ter Horst

WEBSITE: Azuma Makoto

09/04/2013

 

 

ARTE E LETTERATURA

Hiroshi Sugimoto

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«Una sera ebbi una specie di allucinazione. Il botta-e-risposta interiore che seguì questa visione fu una cosa del tipo: “è possibile immortalare un intero film in un singolo fotogramma? E cosa otterrei?”. La risposta fu: “nient’altro che un rettangolo luminoso”. Mi misi immediatamente all’opera per materializzare l’idea. Camuffato da turista, entrai in un cinema di seconda categoria dell’East Village di New York portando con me una fotocamera grande formato. Non appena il film ebbe inizio, azionai l’otturatore con il diaframma alla massima apertura; due ore dopo, alla fine del film, chiusi l’otturatore. La sera stessa sviluppai la pellicola: la mia visione era lì, di fronte ai miei occhi».

Nasce così la serie Theatres di Hiroshi Sugimoto (Tokyo 1948), realizzata dall’artista giapponese durante la proiezione di film, in totale assenza di pubblico. Utilizzando tempi d’esposizione molto lunghi, Sugimoto sfrutta come unica fonte di illuminazione la luce riflessa dallo schermo cinematografico. Le migliaia di immagini che compongono il film si condensano annullandosi. Quel che ne rimane è luce bianca.

WEBSITE: Hiroshi Sugimoto

20/03/2013

 

 

GEOGRAFIA

Yao Lu

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■ Queste immagini sono spazzatura. Letteralmente.
Il progetto Landscape I di Lao Yu utilizza cumuli di rifiuti per ricreare scene tipiche della tradizione cinese.
A metà tra passato e presente, questo lavoro parla della mutazioni radicali della natura in Cina.

Yao Lu è un artista emergente cinese e docente presso il dipartimento di fotografia dell’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino.

WEBSITE: Yao Lu

 

 

15/03/2013