In totale simbiosi, parlano la stessa lingua finendosi le frasi a vicenda.
di Emanuele Mancini
Art Direction di Massimo Fava
foto di Matteo Casilli
video editing di Jordi Morell
“L’intervista si farà sul tetto”.
Nessuno si aspettava niente da questa idea illuminante, se non magari qualche cerotto o una denuncia della domenica. Ma è bastata una scala a pioli e un costume da astronauta per darci coraggio. Parlo di noi di FAMO perché loro, gli Iori’s Eyes, sono sicuramente anche dei circensi professionisti.
Arrivano a Roma per una tappa del tour che li porterà in giro per un anno. Non sanno bene che giorno sia, ma la strada l’hanno trovata e soprattutto ne hanno fatta con il loro mini tour bus, che forse è un van che si crede un pullman, parcheggiato davanti a ‘Le Mura’, (San Lorenzo).
Esili nello stesso modo sono creature dello stesso pianeta. In totale simbiosi, parlano la stessa lingua finendosi le frasi a vicenda. Hanno pienamente assorbito i ritmi della loro professione dandogli priorità assoluta. Hanno le idee chiare su tutto quello che sono e danno tempo al tempo alla creatività concentrandosi su un album alla volta. Da qui la recensione di Emanuele Mancini dei Mamavegas.
Gli Iori’s Eyes sono Clod e Sofia. Sono di Milano e non fanno cinquant’anni in due. Al liceo fanno punk in band diverse, poi s’incontrano e cominciano a suonare assieme. Passano al folk, all’elettronica, allo shoegaze. Confezionano due EP “And everything fits in the yellow whale” e “Matter of time”, belli tanto da vedere quanto da ascoltare.
Tantissimi live in Italia e all’estero li portano all’esordio discografico per La Tempesta International. Double Soul è il titolo del loro primo album, caratterizzato dal lato scuro dell’elettronica, dalla dubstep più crepuscolare. Da sempre con loro, al mixer e alla produzione, Federico Dragogna dei Ministri.
Il titolo di questo esordio è simbolico e al tempo stesso molto esplicativo. C’è il tema del doppio sviluppato in diverse direzioni: le due menti e i due cuori che lo hanno concepito, il dualismo sessuale che rompe gli argini e diventa una cosa sola (nell’artwork del cd come nel video di All the people outside are killing my feelings), il pensiero e la materia ben rappresentati da voci sussurrate a contrasto con bassi che fanno tremare i woofer. E poi c’è il soul, inteso come genere musicale ma anche nel senso stretto del termine: l’anima di questi due ragazzi, il loro viaggio oscuro attraverso un periodo di sofferenza (il disco si apre con Wake up friend, dedicata ad un amico scomparso). Periodo che fortunatamente si sono lasciati alle spalle, anche grazie alla scrittura e al suo potere catartico.
Oltre al titolo ci sono dodici brani, notturni e sensuali anche negli episodi più introspettivi. Si va dal trip hop di Bubblegum, alla dub di All the people outside are killing my feelings passando per l’elettronica minimalista di Winter Olympics, unica canzone cantata da Sofia. Pull me down è un cazzotto allo stomaco, puro soul del terzo millennio, la conclusiva D.Y.S.W.R.T.W. è il miglior elettropop reggae degli anni ‘80, quello che con una bella melodia ci libera dalla stretta che abbiamo alla pancia. Mai come per gli Iori’S Eyes fu azzeccata la scelta di scrivere in inglese.
Questa musica non è di qui, forse neanche di questo pianeta. ■
EXTRA CREDITS
Artwork: NOAO
RINGRAZIAMENTI
Le Mura (San Lorenzo) e Ilaria D’Amore.
